Nell’anno di grazia del 2021 si è realizzato il sogno di Churchill di azzoppare malamente l’Italia. Già nel 1943 la voleva dividere in 6 pezzi. I suoi odierni seguaci della Finanza, forse, riusciranno a dividerla in quattro. Nel frattempo la gente vede ogni giorno in TV la patetica fiction destra-sinistra, parla di green pass e di ripartenza con i prestiti della UE. Che ci impiccano definitivamente al futuro default finanziario dello Stato. Di fallimento, per ora, c’è solo quello della Democrazia costituzionale e dello stato di diritto.

Nell’anno di grazia 2021 l’Italia è di nuovo una nazione sconfitta. Popolata da macerie civili e politiche, incendi ed alluvioni senza limiti, né una strategia pubblica di contrasto . Prigioniera, kafkianamente, di una Pandemia, con contagi epidemici ciclicamente in risalita. Con un debito pubblico, verso creditori finanziari privati stranieri, ormai insolvibile. La realtà è che l’Italia ha perso di nuovo una guerra. Quella che le è stata dichiarata nel quadriennio 1990-1994 dal liberismo anglo-americano e dalle loro propaggini finanziarie del Medio Oriente (Arabia Saudita, Qatar e quant’altro). Abbiamo vissuto un triplo salto mortale all’indietro nella Storia. Siamo tornati ai primi indecisi e caotici anni 50, però senza più l’esistenza di una ramificata Sinistra alternativa, né di De Gasperi e di Fanfani (e della straordinaria Democrazia Cristiana), né la nascente grande industria di Stato.  Così, l’Italia è ritornata ad essere una “espressione geografica” (come prima del Risorgimento). Uno status giuridico e politico che sta tra il protettorato e un banale regime coloniale da nazione caraibica delle banane. Le cambiali usuraie , sottoscritte 74 anni fa a Parigi il 10 febbraio 1947 (trattato di pace di una nazione sconfitta nella seconda guerra mondiale), con la pistola minacciosa di Winston Churchill posata sul tavolo, sono state messe all’incasso. Brutalmente. Platealmente. Con palese disprezzo per un popolo nelle condizioni, ormai, di un vecchio pugile “suonato”, cotto dalla fatica del deficitario tempo trascorso e dai troppi pugni incassati. Ma soprattutto rassegnato al proprio destino negativo dopo dieci ininterrotti anni di crisi economica.

La guerra è stata condotta sino al 2011 (Governo Monti) per lo più sottotraccia. Poi, dopo, violata la Costituzione così platealmente, si sono aperti i cancelli del cielo. Senza più ipocrisie. La Finanza angloamericana (ma hanno dato una mano pure i francesi e gli arabi) ci è andata pesante nella campagna di disarticolazione del nostro sistema economico (appropriandosi, distruggendo, o assumendo il controllo) verso Banche e grandi aziende italiane, provando a sfiancare progressivamente l’ENI, incrementando in modo procurato costantemente l’ammontare del debito pubblico, promuovendo un cambiamento modernista anglofilo della cultura, gli stessi modi di pensare, le abitudini ed il costume nazionale, facendo affermare nei quotidiani usi comuni della gente uno scomposto idioma anglofilo che ormai ha sostituito la lingua italiana. Modificando geneticamente il sapere e l’insegnamento nelle università e nelle scuole. Rarefacendo o alterando le infrastrutture dell’Informazione (giornali e TV pubblica). Trasformando i fatti di cronaca in opinioni libere, non più legati all’accaduto ma basate sulla semplice propaganda. “L’uomo italicus” (come dice lo psicanalista Vittorino Andreoli) dopo la prima mutazione in popolo di teleutenti berlusconiani (anni 90) , oggi enuclea, e vive, tutta la sua vita, in relazione al suo smartphone e sul WEB. Entrambi di produzione e di gestione non nazionale. Oggi, gli italiani medi conoscono al massimo il significato di 180/300 parole (negli anni ‘80il prof. De Mauro lamentava che allora eravamo giunti tra le 800 e le 1100), sognano di vivere in un open space , esclamano ad ogni pié sospinto WOW, e la massima rivendicazione sociale che mobilita i giovani è il diritto all’aperitivo ed a potersi ubriacare ogni sera.

L’Italia si è trasformata in una sorta di triste e degradata periferia sottoproletaria, come una di quelle di Londra o di Detroit . Popolata da persone angosciate ed abbruttite, vestiti informalmente da straccioni di una volta, per lo più indebitate ad minchiam, esistenzialmente svuotate, minate dall’alcool e dalle droghe, disinformate ed ignoranti, sociologicamente analfabeti funzionali. Cosa ancora più grave, incapaci di divertirsi (che era la cosa che gli italiani insieme ai francesi sapevano fare meglio al mondo).

Sono, quindi, cambiati i valori per cui l’Italia svetta in Europa. Niente a che vedere con gli Oscar della Lira vinti nel 1959 e nel 1964.  I nuovi valori record dell’italiota, che ci fanno svettare nelle classifiche europee, raccontano che siamo: primi per numero di persone tatuate, primi per utilizzo della chirurgia estetica, primi per depilazione maschile, primi per numero di “animali di compagnia” presenti nelle nostre case e per il loro relativo mercato di consumo alimentare, primi x numero di psicologi (il 25% di tutta Europa) e per consumo di psicofarmaci. Ultimi x dati di lettura di libri, per conoscenza di lingue straniere, per capacità di comprendere e parlare la propria lingua nazionale, e così via.

La guerra all’Italia è stata condotta in modo attento, metodico e cocciuto. Applicando, nell’arco di 29 anni, la “teoria del carciofo” di quel gentiluomo di Emanuele Filiberto di Savoia (1528–1580) : ci hanno divorato e azzoppato una foglia per volta. E’ evaporato, così, l’intero comparto industriale dell’alluminio, è finito in ginocchio il comparto acciaio e la produzione automobilistica, senza risparmiare il drastico ridimensionamento della ricerca elettronica (altro che Olivetti ed Italtel che sbeffeggiavano l’IBM). Nel frattempo sono state distrutte le regole e la cultura dei diritti sociali. Si è introdotto nel “senso comune” degli italiani il principio anglo-americano che chi è povero non è uno svantaggiato o uno sfortunato, ma semplicemente uno stronzo e senza palle. Mutazioni che hanno sempre, apparentemente, rispettato le regole della Democrazia. Che, però, non è più incentrata sul rispetto del dettato della Costituzione repubblicana e dello “stato di diritto”, ma che viene interamente sustanziata nel solo esercizio del voto popolare, ancorché facendo votare cittadini totalmente disinformati,  culturalmente disorientati e psicologicamente depressi. Però, il voto popolare vive di questa mistica elettoralistica, di questa centralità assoluta, solo subito dopo aver abolito nel 1992 le opzioni dei partiti democratici di massa tra cui scegliere (in particolare cancellando ogni traccia della cultura di Sinistra). Dopo che in tutta la nazione impera un sistema territoriale di corruzione del voto elettorale su grande scala (ben maggiore di quella riscontrata durante la 1à Repubblica). Ma , soprattutto,  su canagliesche leggi elettorali basate sull’irragionevole “principio maggioritario” e micidiali soglie di sbarramento che, ormai, negli ultimi 20 anni, basandosi sulle “liste bloccate dei candidati” consentono comunque di poter prefigurare (e controllare al 95%) la composizione parlamentare ancor prima del voto.

Insomma, i moderni oligarchi del mondo hanno dato prova di aver introiettato per tempo, la storica “lezione di Norimberga”. Così, nessuno, in futuro, potrà rischiare di essere “rimproverato giuridicamente” (come è accaduto con i gerarchi nazisti) per aver distrutto o permesso di distruggere la Repubblica.  Anche perché , grossomodo, le principali modifiche di leggi che aggirano il dettato della Costituzione, vengono votate  dai parlamentari a stragrande maggioranza; per dichiarato senso di “responsabilità” o per intenti di meritevole unità nazionale. Al massimo i finti oppositori di turno escono dall’aula al momento del voto finale. Così un domani si potrà dire:  “Ma il popolo/parlamento era consenziente , aveva votato a favore”, l’ineccepibile risposta già precostituita.

Ma perché questa guerra spietata per distruggere l’Italia? Le radici sono antiche. E partono dal livore di Churchill per la nascita dell’ENI (che ha fatto saltare lo storico monopolio inglese del petrolio nel mediterraneo, cagionando all’UK un danno epocale) in contemporanea con la liquidazione dell’impero britannico negli anni 50, sino all’affermazione ai vertici degli USA ,nel 2001, della famiglia (finanziariamente di osservanza araba saudita) di George Bush Jr che ha aperto la strada alla “privatizzazione di tutto” negli USA. Comprese troppe strutture militari e di intelligence, a partire dalla guerra in Iraq del 2003. Un lavoro di “macerazione” delle strutture istituzionali e statali , completato rovinosamente negli anni della Presidenza Trump. Un lavorio che ha trasformato la vita negli USA in un cocktail tossico che ha avvelenato (irreparabilmente) e mutato la loro qualità della vita.

Ragione per cui gli USA “devono”, per sopravvivere, esportare all’estero la loro crisi imperiale (cioè trovare chi gli paghi il loro insolvibile debito pubblico). Così, vedono l’Italia come il” piede di porco” indispensabile con cui è possibile far saltare l’UE di rito tedesco. Insomma, il teorema è : se fallisce l’Italia, diventa possibile far saltare questa costruzione germanica della UE e l’impalcatura finanziaria della Germania. Producendo, tralaltro, un “bottino di guerra” niente male. Oltre, alla opportunità di togliere di mezzo un invadente competitor internazionale. Cancellando, peraltro, l’incubo inglese di una possibile futura alleanza militare tra la Germania e la Russia di Putin. Due nazioni che hanno un qualche conto in sospeso da saldare con la perfida U.K..

Il nocciolo della questione è che bisogna sapere che i dati del degrado economico (ma anche delle strutture statali) degli USA , impongono al potere nord-americano “un ritorno” alla strategia di dura riaffermazione dell’esistenza dell’Impero, per preservare e ribadire le sue prerogative arbitrarie di poter stabilire ad ogni parallelo terraqueo : chi può accedere liberamente alle risorse naturali, se si fa  la guerra o la pace, se deve vincere la vita o la morte. Senza sconti, ne infingimenti. Né per gli amici tradizionali, né per i presunti alleati. Perché, adesso, è una priorità, sullo “scacchiere-Oriente” annichilire la Cina ed in Europa scassare la Germania e la relativa Unione Europea a trazione tedesca.

In questo quadro di geopolitica (consumato l’atto della Brexit) nasce “il Commissariamento” della “dependance Italia” del 13 febbraio del 2021 (va detto in modo democraticissimo, addirittura con il consenso pressoché unanime dello stesso Parlamento italiano, compresa “la comprensione” dell’attuale opposizione). Addirittura, l’UK ha preteso un proprio cittadino nella compagine ministeriale di governo. Così, è finita, comunque, la Storia della Democrazia della Repubblica italiana, nata con l’entrata in vigore della Costituzione antifascista dal primo gennaio 1948. Sono stati 74 anni di vita (pur convulsi e contraddittori) durante i quali si è svolto un esperimento democratico straordinario. Le cui regole e dinamiche sociali (ma anche gli stili di vita) almeno sino al 1990 sono state studiate ed invidiate ( IRI, ENI, Enel, INPS, INA-Assitalia, sanità pubblica, scuola ed Università)  e (talvolta) persino tentando di copiarle, sia in Europa che in mezzo mondo, dalla Svezia al Giappone.

Il merito di quell’esperimento straordinario è stato tutto frutto delle capacità di una classe dirigente complessiva, anzitutto intellettuale e politica, ma anche imprenditoriale, che sino a metà degli anni 80 ha esercitato una certa “egemonia culturale” su scala europea e mediterranea, e sino in America Latina. Radicata in una “cultura politica” diffusa in tutti gli strati della società italiana. Alla cui origine ci sono stati due ceppi culturali e politici: quello cristiano/cattolico della Democrazia Cristiana e quello socialista in materia di diritti sociali da garantire a tutti (lavoro, istruzione, sanità, abitazioni, servizi energetici a gestione pubblica) del Partito Socialista. Potendo contare su un diffuso consenso sociale supportato quotidianamente, pure, da una rete attendibile e capillare delle grandi centrali sindacali dei lavoratori (CGIL CISL UIL). Di una Nazione che, sul piano geopolitico, aveva un sistema bancario (per esempio la Banca Nazionale del Lavoro o la Banca Commerciale solo x indicarne i casi maggiori) capace di infiltrarsi (e “pesare”) negli affari di tutta Europa, in Africa, in Medio Oriente e Turchia, sino all’India, come addirittura nei due continenti Nord e Sud America.

Tutto ciò, alla faccia degli impietosi vincoli, “geneticamente dimagranti” ( al 75% contenuti in allegati coperti permanentemente dal segreto di Stato che il parlamento dovette votare “a scatola chiusa”),  imposti dal terribile Trattato di Pace, firmato il 10 febbraio 1947 a Parigi. Trattato  che, perciò in via di diritto, stabiliva che l’Italia dovesse essere relegata nell’ambito di una sorta di protettorato coloniale anglo-americano. Una Nazione sconfitta, senza sovranità, che doveva essere priva:  di politica estera, di una industria pesante e manifatturiera, di un sistema energetico autonomo (e pubblico), e senza Forze Armate. Soprattutto senza aviazione e marina. Insomma diceva, livorosamente, Churchill : una realtà agro-pastorale, tutta dedita ad Agricoltura (non avanzata) e Turismo, in gloria della sua indiscutibile eccellenza storico-artistica del passato.

Vincoli che da De Gasperi e Mattei, da Moro a Craxi (ma anche con il contributo di dignitosi alti funzionari  dello Stato, a tal proposito basta il nome dell’Ammiraglio Martini, ma anche di un banchiere privato come Enrico Cuccia), sono stati, troppo spesso, brillantemente, aggirati e pesantemente violati. Pensate solo, all’immane peso finanziario e politico (ma anche militare e di intelligence) che ha avuto l’ENI (dagli anni 60 agli 80) nel mondo. Al fatto, che il primo trust industriale e finanziario in Europa era l’IRI (proprietà pubblica) e che la prima azienda metalmeccanica privata europea era la Fiat dell’Avv. Agnelli (che è stata la prima a costruire all’estero, in loco in Russia, in Argentina e in Africa). Sino al varo (1983-87) della nostra prima, piccola, portaerei (progetto voluto nel 1977 da Aldo Moro, nonostante il divieto del trattato di pace, e concluso sotto il governo di B.Craxi) , ribattezzata ipocritamente “incrociatore tuttoponte” (addolcendo gli inglesi con l’acquisto e l’uso dei loro aerei Harrier). Altro che “l’Italietta della lira” di cui ogni tanto straparlano, incidentalmente in TV, improvvisati storici o giornalisti ed economisti italiani, spesso muniti di un devoto (e riservato) cordone ombelicale con Sua Maestà Britannica o con una nota Associazione culturale intestata alla “tutela della supremazia Usa nel mondo”.

Del resto,  Churchill propose alla Conferenza di Teheran (a guerra ancora in corso nel Novembre 1943), in maniera animosa, a Stalin e Roosvelt di smembrare l’Italia in 6 mini-stati , sottoposti alla vigilanza/protettorato di paesi esteri come Austria, Francia, Grecia, USA ; con Sicilia e Sardegna sotto il controllo dell’UK, riempite di basi militari degli anglo-americane vincitori della seconda guerra mondiale; e perché no, concluse (per addolcire Stalin), si poteva affidare le regioni del Veneto e del  Friuli Venezia Giulia alle cure di una Jugoslavia comunista. Si racconta, che Stalin serrò la mascella e cominciò a sbuffare, battendo furiosamente i piedi per terra, mentre Roosvelt tacitò l’inglese rifilandogli, con gli occhi fuori dalle orbite, una frase sprezzante del tipo “non dire sciocchezze”. Per, poi, strappare rabbiosamente in faccia al primo ministro con il sigaro la cartina dell’Italia suddivisa in 6 pezzi che l’inglese aveva portato sul tavolo della discussione.

La sconfitta militare e l’accettazione di affidarsi anima e corpo alla guida angloamericana è stato, ed è, il “grande” problema economico e geopolitico dell’Italia. Le limitazioni di sovranità sottoscritte “ob torto collo” nel 1947, purtroppo, in una data di gran lunga ben antecedente, e concretamente a condizioni molto più pesanti, persino del tutoraggio anacronistico (trattato di Maastricht 7 febbraio 1992) dell’austera Unione europea a trazione tedesca. Limitazioni a cui siamo riusciti in qualche modo a sfuggire per 42 anni (1948-1990), da un lato per la provvidenziale esistenza della “guerra fredda”, dall’altro per l’esistenza al governo della Società italiana di una generazione di politici ed intellettuali (e pure imprenditoriale) oggettivamente nazionalista, ma anche, talvolta, dalle indubbie qualità e capacità manageriali e soprattutto creative. Tra cui quella, esercitata molto spesso, con piglio da mariuoli, nel procedere subdolamente a sviare, uno per uno, la gran parte di “quei vincoli esterni” fissati nel trattato di pace voluti da americani ed inglesi. Procedendo nel modo furbo e a volte cialtrone che solo gli italiani hanno sempre saputo fare. Facendo i fresconi. Parlando, ad ogni piè sospinto, del  Colosseo, di Sofia Loren e della “dolce vita”. Sempre giurando (falsamente) fedeltà canina ai valori atlantici. Insomma, come si dice a Napoli “facendo ammuina”. Vincoli che, però, facciamo notare, sono a tutt’oggi perfettamente vigenti. Che, purtroppo, la classe politica, intellettuale ed imprenditoriale, della Seconda repubblica (dal 1994 – al 2021) ha perfettamente (e sinceramente) introiettato e fatto propri, con uno zelo (servile) certamente degno di miglior causa.

Dal punto di vista sociologico il “modello” di quella Italietta (sopravvissuto sino al 1990), oggi bollato così con sprezzo in TV dagli italici iscritti “all’Aspen Institute” ed “all’Atlantic Council”, era riuscito a realizzare, attraverso l’Istruzione pubblica e l’alfabetizzazione di massa, uno schema di “ascensore sociale”, che ha realizzato in Italia uno straordinario esperimento di bonifica sociale. Costruendo la più macroscopica e vasta, stratificazione di una società borghese, riscontrabile per decenni in Europa. Relegando nell’area della povertà assoluta (ma allora comunque assistita) poco più del 4% della popolazione contro l’odierno 8/11 % (che nel Sud-Italia può giungere al 18/20 %) . Realizzando, allora, nella società italiana una straordinaria condizione di “coesione sociale”. Finanziata da un cospicuo “debito pubblico”, sterilizzato però dal fatto che era tutto interno e nelle mani (direttamente o indirettamente nelle banche pubbliche) degli stessi cittadini italiani. Condizione che, anche in uno sfortunato periodo di inflazione a due cifre, diveniva, paradossalmente, una nuova opportunità di sviluppo e di benessere per le famiglie.

Poi, il repulisti di “mani pulite” nel biennio 1992-1994  (patrocinato dalla Cia e dal MI6 ?). Frase che in inglese si traduce “clean hands”. Pofferbacco, sicuramente, un fortuito caso di omonimia con la denominazione dell’Associazione culturale partorita dalla costola della “freedom house” di George Soros (che gode del concreto sostegno del Dipartimento di Stato USA attraverso l’USAID)  che, tra il 1989 ed il 1990, aprì proprie filiali a Milano, Parigi, Madrid, Bonn e Tel Aviv.  Una operazione che colpì al cuore la Dc , il PSI, e le centrali sindacali. Potendo contare anche sul supporto della classe dirigente comunista italiana, passata dal giorno alla notte, al servizio strategico degli Stati Uniti, grazie all’attiva collaborazione da Mosca dell’amico Boris Yeltsin & company. Così, solo per pura coincidenza, si scopri contemporaneamente la disonestà dei socialisti in Europa: gli italiani di Craxi, i francesi di Mitterand, gli spagnoli di F.Gonzales e A.Guerra, ed in Germania di quel noto ladrone democristiano di Helmut Kohl, che era stato appena artefice di una minchiatella : la storica riunificazione tedesca. Ma a cui, senza dubbio, andò meglio di Aldo Moro e di Bettino Craxi. Perché, non fu assassinato da un commando di terroristi che si autodichiaravano comunisti, mentre la magistratura tedesca si rifiutò di processarlo ed arrestarlo.

Comunque, i Socialisti , nell’arco degli anni 90, si scoprirono ladri pure in Scandinavia, Portogallo, Olando ed Austria. Una sorta di epidemia. Curata con il “vaccino del liberismo finanziario” e dell’affermarsi di una destra politica obbediente all’Impero e dal piglio carnascialesco. Una cura che, però, (senza svedesi, italiani, francesi, spagnoli ed israeliani) servì anche a trasformare l’Internazionale Socialista da una strategica organizzazione internazionale, protagonista geopolitica nella relazioni internazionali (perché tendenzialmente antagonista dell’influenza mondiale dei due imperi anglo-americani),  in una piccola ed insignificante “bottega” di oscuri funzionari che ci hanno continuato a campicchiare negli ultimi 30 anni.

L’inizio dell’operazione imperiale esportazione del “liberismo” , coincise in Svezia con l’assassinio di Olaf Palme nel 1986 , proseguendo ancora casualmente nel 1992 in Italia con la stagione biennale di “mani pulite”, e  sempre per coincidenza si concluse nel 1995 con l’assassinio del socialista Yitzhak Rabin (e della Democrazia in Israele). Primo ministro israeliano, determinato (che pretesa  da matti !) a chiudere per sempre e nel modo più equo possibile la storica guerra con i palestinesi. Una cosa strategicamente inaccettabile per Wall Street, la City, ed il regime notoriamente democraticissimo di Gedda. Anche i socialisti palestinesi di Al-Fatah risultarono corrotti. Una porcheria indicibile, a cui si è saputo ovviare, trasformando l’organizzazione socialista e rivoluzionaria palestinese in una realtà liberale, politicamente asettica (che non parla mai più di mancata democraticità degli sceicchi e di redistribuzione dei ricavi dal petrolio) ed ovviamente influenzabile da Washington.

E dire che dell’avvento violento, a livello mondiale, della congrega finanziaria e multinazionale del liberismo anglo-americano (supportato dagli emiri e da Israele), ne avevano già scritto due intellettuali sociologi, autorevoli di livello internazionale,  ancor prima che questo “sciagurato ciclo” si concludesse, nel 2020, con l’avvento della “misteriosa” Pandemia (di cui ancora oggi non si conosce scientificamente né l’origine della sua propalazione, né le reali modalità e dinamiche della sua inarrestabile capacità di rilanciarsi). Un fenomeno che ha particolarmente esaltato il ruolo, la funzione, i bilanci societari, ed il potere concreto, delle società multinazionali. Anche perché le multinazionali del farmaco (più note con l’acronimo BIG PHARMA) sono anch’esse di proprietà o partecipate strategicamente  dei soliti e tradizionali colossi della Finanza angloamericana.

Cominciamo con Cristopher Lasch, sociologo americano,  che ha spiegato dettagliatamente nel suo libro scritto nel 1993-4 e pubblicato post-mortem nel 1995 i meccanismi de “la ribellione delle èlite – il tradimento della democrazia”. Vi troverete una elencazione minuziosa delle motivazioni e delle dinamiche economiche, sociologiche e politiche, che avrebbero fatto saltare dopo il 2000 gli equilibri della democrazia nel mondo. Spingendo il cosiddetto “mondo Occidentale”  da una sponda tutto sommato democratica, ad un approdo a modelli di società biecamente oligarchiche e brutalmente autoritarie ( basate sulla “sorveglianza individuale” garantita dagli smartphone e da aggeggi come Alexa, e dall’uso spropositato dei social).

Concludiamo con il grande sociologo italiano Luciano Gallino , cha dal 1993 aveva iniziato a studiare come i principi e le regole del “liberismo” anglo-americano stessero invadendo profondamente le società europee. Un lavoro di ricerca concluso nel 2013 con il libro “Il colpo di stato di banche e governi. L’attacco alla democrazia in Europa”. Gallino mette al centro della sua analisi l’errore politico degli europei di avere lasciato alla Finanza il potere di creare denaro e ricchezza attraverso  un sistema bancario totalmente privatizzato (dal 1990 al 1996) . Con la conseguente, ottusa, finanziarizzazione dell’economia e la rinuncia degli stati al diritto di avere una loro autonoma programmazione economica nazionale. Difetti di base, che hanno minato alle fondamenta l’economia dell’Europa e del Mondo Occidentale. Consegnando la gestione dell’economia e del sistema politico ad organismi finanziari privati o a sovrasistemi internazionali ( Fondo Monetario internazionale, Bce, Fed, Commissione europea, etc) invasi e teleguidati, da oligarchi privati (la Banca d’Inghilterra, i fondi speculativi e quelli sovrani, etc) . Poche decine di migliaia di individui, che decidono a favore di interessi privati contro quelli di centinaia di milioni di cittadini-vittime. Senza contare che per rimediare ai guasti del sistema finanziario, le politiche di austerità stanno generando nuove pesanti stazioni della via crucis di una recessione che, di sto passo, appare inarrestabile. Producendo uno stato di fatto che non può che produrre nuove feroci diseguaglianze ed diffuse ingiustizie sociali. Motivato come è il sistema finanziario internazionale a proseguire, con ogni mezzo, nella anomala redistribuzione della ricchezza mondiale: dal basso verso l’alto. A favore di una sempre più ristretta oligarchia transnazionale, come purtroppo sta accadendo da trent’anni a questa parte.

Per rendersene conto di tutto ciò, per chi ha fatto almeno 50 anni, sarà bastevole solo “riaccendere la memoria”, ricordando cosa era l’Europa e l’Italia negli anni 80, i livelli qualitativi di vita di allora, e fare un immediato paragone con cosa, purtroppo, siamo diventati oggi. Dei poveracci. Per lo più, webeti.

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