Le ragioni alla base di questo Blog

Il “dibattito pubblico” pare scomparso. Non ci sono più idee, tesi e argomenti, pur contrapposti, con i quali sia possibile confrontarsi. Il libero interscambio di pensiero viene ritenuto inutile e noioso. E’ l’epoca delle nozioni super sintetiche ed delle opinioni estemporanee. Mancano i luoghi e le occasioni per provare a ragionare seriamente su questioni teoriche dirimenti o sui fatti di cronaca che avanzano. Del resto, il tempo di farlo manca a tutti. La non dichiarata paura di impoverirsi, o anche quella di stare per esserlo, taglia il respiro e riduce le ore del sonno. Nell’attuale Società globale dell’Informazione, della velocità della notizia, dei social onnipresenti e delle chat a consumo diretto on Web, degli smartphone in una mano che ti collegano al mondo della Rete, alla fine, nessuno è più consapevole di cosa stia veramente accadendo : nella sua città come nel resto del pianeta.

Viviamo in una Società di “lavoretti”, di svalutazione permanente del salario dei lavoratori dipendenti. Siamo diventati, pateticamente, degli “americani” . Dal linguaggio approssimativo ed indistinto, al modo di vestire, obbligatoriamente (!?), trasandato ed informale. E’ il disastro della sub-cultura neoliberista : che immagina e predilige una società priva di Istruzione e cultura, regole. Che si divide sul Festival della Canzone di Sanremo tra lo pseudo rapper Mahmoud e l’esempio di un tale Ultimo. Spopolata dai diritti sociali e dall’elementare principio di responsabilità. Ma popolata da imprenditori che perseguono irragionevoli margini di guadagno dal 70% in su. Roba da Bangladesh, ottenibili solo a scapito della qualità delle produzione e della minima dignità dei propri dipendenti.

Con questo Blog faccio presente che a tutto
ciò non acconsento e non mi rassegno.

Sono un giornalista che da due anni e sei mesi, per saturazione, ha scelto di uscire dalla vita attiva della categoria. Da allora non ho più pubblicato una riga. Un lasso di tempo nel quale, però, l’espandersi mondiale della follia neoliberista ha messo il turbo. Questo Sistema finanziario criminale, ad ogni latitudine del pianeta, va avanti a mò di un Giga-Robot, in modalità onnivore, procedendo come una schiacciasassi nel frantumare, inquinare e divorare : culture, diritti sociali, storie personali, famiglie, sogni e progetti, fiumi e mari, ambizioni e speranze, piccole-medie imprese e banche locali, ricattando e sottomettendo (con lo strumento della corruzione) legittime istituzioni statuali e costituzionali. Ha tolto dalla circolazione concetti come dignità ed ideologie , che non esistono più, solo perché nessuno ne parla . Ha trasformato la potestà legislativa e le leggi, in opinioni con modalità da bar. Ha scalato, corrotto, depredato, e sputtanato la Sinistra : i suoi partiti ufficiali ed, alla fine, pure il suo stesso concetto di storica posizione politica. Trasformata in una “sinistra liberal all’americana”, attenta solo ai diritti civili marginali ma contro i diritti sociali essenziali dell’80% dei cittadini. Ossessionata – come ogni buon liberista di cultura fideistica- dal pedissequo e demenziale rispetto del linguaggio political-correct. 

I Finanzieri neoliberisti creano denaro dal nulla, senza produrre alcunché. In violazione di tutte le leggi ed i principi di diritto internazionale : stampano privatamente simil-moneta; però, con perfetto corso di validità legale. Che una volta entrata nel circuiti bancari internazionali diventa (e scambiano in) denaro sonante a tutti gli effetti. Una industria truffaldina della carta che ha i suoi “opifici” di produzione, preferibilmente, a Londra, New York, Singapore ed Hong Kong. Montagne di carta, di fasulli titoli derivati, “che intossicano” i portafogli di banche e Stati, inquinano i bilanci delle imprese ed erodono i risparmi delle famiglie. In Italia, 28 anni fa, hanno privatizzato le banche che erano tutte pubbliche. Di cui, sino alla Riforma del 1990 erano “proprietari” tutti i nostri padri. E hanno chiuso il cerchio nel gennaio 2014, quando hanno preteso di completare il processo di indipendenza (ossia privatizzazione) della Banca d’Italia. In questo lasso di tempo, le organizzazioni finanziarie e piramidali neoliberiste hanno spremuto come un limone le banche sottratte alla proprietà pubblica. E quando, di sto passo, queste sono finite in stato di crisi, non si sono formalizzati nel ripianare il tutto prelevando i soldi dalle tasche dei cittadini. Direttamente, attraverso le truffe sui titoli e gli investimenti di risparmio “che salgono e scendono”. Indirettamente attraverso l’opportuno e gratuito pubblico salvataggio dell’intervento statale.

Come è potuto accadere ? Semplice. Perché per i finanzieri neoliberisti tutto è possibile e lecito, in forza del dogma imperante “il Denaro è tutto” : “Ogni cosa, come ogni uomo, ha un suo prezzo” (e quindi chiunque si può “convincere” o comprare). Perché se così è, con i soldi e la corruzione si può fare di tutto. Quindi non è più considerato ignobile né corrompere , né lasciarsi corrompere. Mentre i parlamenti,ormai, si limitano ad approvare leggi e decreti da loro ispirati o dettati.

Ecco perché il 15 febbraio 2019 ho scelto di aprire questo Blog. Per offrire un minuscolo esempio di Informazione democratica. Per segnalarne l’esistenza di quella che ancora sopravvive nel Sistema. Dimostrando come sia, ciononostante, possibile continuare a ragionare fuori dall’obbligato spartito finanziario neoliberista del “pensiero unico”, dando voce anche a “ testimonianze” di altri e sull’esistenza di altro .

La Democrazia è in pericolo ?

Pare proprio di sì, quando il ruolo e la funzione del giornalismo è pesantemente sotto attacco. Ed in Italia lo è dal 2001. Al pari dell’altra categoria di garanzia nel nostro paese : la magistratura. Le due più strategiche funzioni democratiche in una società che si immagina libera e costituzionale. Se, infatti, giornalisti e magistrati fanno male il loro mestiere, o peggio omettono di esercitare correttamente il loro ruolo, i cittadini con le loro opinioni ed i loro diritti costituzionali, le loro esigenze, non valgono più nulla. Impotenti, rimangono soli, rassegnati ed indifesi di fronte al Potere. Che oggi è solo personificato dagli onnipotenti conglomerati finanziari internazionali. I cosiddetti “mercati finanziari”, che pretendono di stabilire, solo loro, tutto ciò che è utile e lecito per i singoli Stati e l’intera umanità. Regola vigente, anche se non mai scritta né approvata esplicitamente dagli elettori. Tanto che, ormai, è entrato nel linguaggio comune sentire chiedersi più volte al giorno : cosa ne dicono i mercati !? Dando corpo ed enfasi, legittimità, alla loro illecita pretesa di condizionare e sostituire la specificità delle rappresentanze politiche.

Per minare il corretto funzionamento della Democrazia hanno messo nel mirino lo snodo strategico rappresentato dal Sistema dell’Informazione (mondiale e delle singole Nazioni). L’architrave della Democrazia, che consentendo ai cittadini di essere correttamente informati – la formazione della cosiddetta opinione pubblica – li può porre in grado di elaborare un loro giudizio sulla qualità e le condizioni della propria vita (della propria famiglia) e di quelle di tutti gli altri. Siccome non vi è più la cultura dell’investimento imprenditoriale nell’Informazione (i cosiddetti editori puri), ecco che utilizzando gli strumenti finanziari la Finanza neoliberista internazionale ha, progressivamente, e di fatto, tessuto una rete di concentrazioni editoriali delle imprese che producono o influenzano l’Informazione. Si è seguito lo stesso schema utilizzato per scalare le banche ed impossessarsene, anche senza esserne proprietari. Così, le imprese editoriali sono finite, sempre più ,nelle mani di pochi. E, sempre, in qualche modo, con il pretesto delle difficoltà di gestione, dipendenti a doppio filo dal sistema bancario.

Allora, tutti dobbiamo lavorare per gli interessi dell’1% della popolazione ?

Che cosa è il risultato della globalizzazione, se non questo! Un gigantesco ed universale teatrino dei pupi siciliani dove, l’obiettivo comune è quello di favorire il perseguimento degli interessi economici di poco meno dell’1% della popolazione mondiale. Una nomenclatura guidata (come solo nel Medioevo) da uno ancor più ristretto numero di pupari (poche decine, su tre miliardi e mezzo di abitanti del “cd mondo occidentale” : 26 a leggere i dati OXFAM , 85 quelli di Forbes), possessori di piramidali organizzazioni finanziarie dagli onnipresenti tentacoli multinazionali. Che con lo sfruttamento degli strumenti dell’Era digitale – stracciata e violata ogni privacy – riescono a influenzare i passi ed i gesti di tutti i personaggi che appaiono sulla scena della vita economica : dai direttori Generali agli uscieri. Pretendendo di esercitare gli stessi poteri che si attribuiscono a Dio o al Destino, uniformando ai loro disegni finanziari ed alla insensata sete dei loro profitti infiniti : i pensieri, le organizzazioni familiari, i valori ed i costumi, i consumi e l’uso delle risorse, che caratterizzano la vita di ciascuno di noi. Insomma, di prescrivere quello che tutti i cittadini devono prima pensare, poi dire, ed infine fare.

Viene da chiedersi, allora, se tutto ciò possa avere un nesso, o rientrare in una ratio che ci sfugge, con la constatazione che in Italia gli Ordini Massonici presenti nei 25 anni della cosiddetta Seconda Repubblica, sono passati dai due, precedentemente esistenti, ai 34 di oggi. Sostituendo, di fatto, le identità, il ruolo e le funzioni, del “sistema dei partiti”, che vivevano alla luce del sole, con laconsigliabile” appartenenza – se si vuole lavorare o far carriera – a certe logge massoniche, misconosciute ai più. Come è possibile che Trump e Macron – per fare due esempi nitidi- rappresentanti degli interessi concreti di questo 1% di popolazione, che si alimenta di esponenziali rendite da speculazione e di una massiva e costante usurpazione dei diritti altrui siano stati eletti, a furor di popolo, Presidenti delle loro Nazioni con il  voto maggioritario sul 99% degli altri ?

Il concetto base di questo Blog : “Not in my name“

Con la messa online di questo Blog : perciò Vi dico “Not in my name“ . Come suonava il noto slogan dei pacifisti di una volta. Potrà apparire una proposizione forse un po’ presuntuosa ed, al contempo, abbastanza vana, ma mi sento obbligato a dissociarmi : dall’imperante, crudele e canagliesca, follia neoliberista, e dai suoi epigoni, talvolta, pur inconsapevoli, giù, giù, per li rami. Ma anche dalla resa incondizionata del giornalismo d’informazione europeo alla turbo-Finanza a trazione: angloamericana, Saudita e dei Paesi del Golfo. Come è possibile che la stragrande maggioranza dei giornali e dei TG italiani, selezionano ogni giorno tutte le stesse identiche notizie di cronaca? E come è possibile che le trattino, grossomodo, tutte nello stesso modo : impreciso, omissivo, vacuo e codino ?

Ciò detto, non farò mai polemiche con alcun collega o testata; non servono. Alla fine, rebus sic stantibus, risulterebbero persino ingiuste. Invece, segnalerò taluni dei troppi fatti di cui non si parla e/o tenterò di proporre “chiavi di lettura” utili a leggere l’attualità e la realtà. Proverò ad offrire argomenti in grado di stimolare “la memoria” storica collettiva, oggi sempre più in panne e obliterata. Addirittura inesistente nei ragazzi nati dopo il 1988 . Perché, non hanno mai avuto l’opportunità di conoscere, concretamente in prima persona, come si può vivere in un clima di “coesione sociale” di una Democrazia costituzionale, come lo è stata – comunque la si pensi e la si veda – l’Italia sino al tragico periodo 1990-1994. Quando prima del 1991 le elezioni erano proporzionali, e c’erano ancora i partiti democratici (ormai cancellati da 25 anni). Mentre il concreto baricentro civile della Società era incentrato sui diritti sociali e costituzionali (Statuto lavoratori, sanità pubblica, istruzione pubblica, costruzioni di case popolari, un ascensore sociale efficace, spesso influenzato, in via prioritaria, dal merito).

Questo Blog servirà anche a parlare di fatti Storici. Di una loro “rilettura” meno omissiva e meno proterva. Cosa che ci potrà aiutare, pure, a leggere più compiutamente la realtà odierna. Una delle mie personali priorità, è quello di provare a ridare l’onore alla memoria di Giovanni Corrao, rivoluzionario e garibaldino siciliano. Uno dei determinanti artefici della rivoluzione siciliana del 1860. Che, ancora di recente, su WIKIPEDIA, è diventato titolare di un approfondimento che, subdolamente, mischia verità storiche a luoghi comuni didisinformatia” dell’allora propaganda savoiarda. Per cui, Corrao essendo di estrazione sociale un sottoproletario, non può che essere uno senza spessore politico, un isolato, un soggetto cialtronesco e manesco. Un mezzo delinquente, quindi. “Probabilmente”, un mafioso. Allusione che non può mai mancare quando in Sicilia si vuole sporcare qualcuno, persino ricorrendo a citazioni di rapporti delle autorità poliziesche sabaude che lui – repubblicano e filosocialista contro i Savoia – dopo il 1860 aveva combattuto attivamente, anche imbracciando le armi. Per capirci, sarebbe come raccontare oggi della vita e del profilo politico-morale di Sandro Pertini, dando per buono il punto di vista dei rapporti dell’OVRA, la polizia politica segreta del Regime fascista, su un soggetto che – all’epoca- operava da fuorilegge, perché la legalità era il Fascismo.

Il Blog, dunque, si sforzerà di rappresentare l’offerta di una piccola finestra artigianale sulla realtà e la cultura. Uno spazio a disposizione della collaborazione attiva e delle testimonianze a ragion vedute di : giornalisti, intellettuali e bibliofili, ricercatori di Storia, sindacalisti, liberi professionisti, docenti, lavoratori, che generosamente saranno disposti a mettere in comune e/o a trasmettere pezzetti del loro sapere e delle loro esperienze concrete. Per contribuire, anch’essi, a realizzare “un qualcosa”, una piccola Comunità, che possa contribuire ad intaccare minimamente la “congiura del silenzio”, che da 25 anni toglie respiro e lucidità alla “Coscienza Civile” ed alla vita culturale di gran parte degli italiani.

Insomma, mi riprometto di fare e comunicare nulla di più di ciò che ho imparato dal 1979 ad oggi : studiando sempre, leggendo, girando l’Italia e altri pezzi di mondo. Raccontandolo, facendo la professione giornalistica. Anche, per potere meglio coltivare, il mio pur piccolo : “Not in my name“. Grazie.

Arriva un tram

6 pensieri riguardo “Le ragioni alla base di questo Blog

  • Febbraio 15, 2019 in 7:13 pm
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    Bravo! Bravo! Bravo! Bentornato. Ti aspettavamo.

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  • Febbraio 16, 2019 in 8:29 am
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    Una voce contro corrente che in modo coraggioso cerca di contraddire la linea delle ovvietà. Prima che il giornalismo libero e indipendente sparisca e che con esso sia abolita nei fatti la democrazia mi sembra un luogo di discussione che voglio approfondire secondo l’antica e speriamo mai morta arte della dialettica.

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  • Febbraio 20, 2019 in 5:27 pm
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    Indietreggero’ solo per prendere la rincorsa…Mai per arrendermi!!!

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  • Marzo 19, 2019 in 9:50 am
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    Bravo Ignazio.
    Chi ti conosce sa che non hai mai mollato. Che la tua passione non si è mai affievolita. Che il tempo passato è servito a mettere a fuoco un nuovo progetto. In un percorso umano, prima che professionale.
    Adesso hai deciso di metterci la faccia. Ancora una volta. Come in tante altre occasioni del passato. Per dire la tua. Per stimolare la discussione su ciò che non è ovvio né banale.
    Grazie

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