Tanto tuonò, che piovve! Il 4 luglio 2020 , ad Atlanta è scesa in campo la NFAC (not fucking around coalition) la spontaneista milizia armata degli afroamericani. In maggioranza ex militari. Così, il racconto sugli USA che ci viene propinato dai media da circa due mesi potrebbe cambiare. Specie in una Nazione dove quasi la metà della popolazione è composta “da minoranze”, chi più chi meno, “discriminate”. Pensate solo che i neri sfiorano il 15%, i latinos il 20%, asiatici (cinesi, coreani, vietnamiti, cambogiani, etc) e slavi del blocco ex URSS pesano almeno il 13%. Mentre l’80% di tutti i cittadini USA risulta legalmente in possesso di una o più armi da fuoco.

Sin’ora, in un migliaio di città Usa, si era assistito solo a delle schermaglie di protesta. Eclatanti e tumultuose, rilanciate con enfasi da una moltitudine di  video in Rete e dalle TV . Ma nulla di più. Il movimento “black lives matter” aveva, solo, fatto riaffiorare nella superficie della cronaca, il mai risolto problema americano delle discriminazioni razziali che, da sempre, ammorba e dilania gli Stati Uniti. Della massiccia comunità afroamericana, sino al 3 luglio, se ne erano fatte vedere nei cortei solo due pezzi minoritari : rappresentanze dei “socialmente più fortunati” e schegge dei “giovani di borgata” dediti alla estemporanea razzia dei negozi di marca.

Il corpaccione della comunità afroamericana, del primo Paese del mondo con più armi (legali ed  illegali) detenute dall’80% dei privati cittadini, era in modalità stand by. Sostanzialmente, guardava l’evolversi dei fatti. Dal 4 luglio le cose sono cambiate. La storia letta dai nostri posteri racconterà che per “l’independence day 2020”, allo “Stone Mountain Park” vicino ad Atlanta (in Georgia) la parte organizzata della Comunità afroamericana ha battuto un colpo d’avviso. Nei pressi del monumento che ricorda la guerra civile del 1861/1865 , mentre sfilavano 150 civili armati delle milizie bianche ed ariane, si sono improvvisamente materializzati loro di fronte circa 700 miliziani del NFAC.

Una organizzazione spontaneista (!?) di miliziani, pesantemente armati, e di colore. Tutti in tuta mimetica da combattimento nera. Per farne parte basta essere di pelle nera ed avere già prestato servizio militare nell’esercito degli Stati Uniti. NFAC è l’acronimo di “Not Fucking Around Coalition”, che in italiano, grossomodo, si può tradurre dallo slang americano : “la Coalizione di quelli che hanno smesso di cazzeggiare”. La presenza, in labile interposizione, di qualche decina di semplici poliziotti sudati dalla paura, ha consentito alla milizia ariana prima di urlare provando a fare le vittime , per poi, avvedutamente, scappare a gambe levate.

Se vedete la foto dei miliziani di colore dell’NFAC , capirete da soli che l’esito dello scontro sarebbe stata una strage di ariani, accaniti guerrieri della domenica. Perché, al di là del nome di cazzeggio, l’NFAC , la milizia degli afroamericani, era in stragrande maggioranza composta da omaccioni ed ex militari di mestiere. Provvisti, come è lecitamente in uso negli States, di armi da guerra.

La notizia dei fatti di Atlanta l’ha data al mondo una nota della Reuters. Per cui alcuni media, addirittura, sono arrivati a citare il sociologo Peter Valentinovich Turchin. Di etnia russo-americano, specializzato nello studio della evoluzione culturale e cliodinamica (area di ricerca multidisciplinare incentrata sulla modellizzazione matematica delle dinamiche storiche) della società USA. Sulla base della quale costruisce modelli matematici per la lettura delle analisi statistiche e delle dinamiche storiche, passate, presenti e future. In particolare è stata citata la dichiarazione di Peter Turchin rilasciata giusto due mesi  fa, nella quale sosteneva che l’epidemia del Coronavirus in USA oltre ad aver  peggiorato le diseguaglianze esistenti dai tempi di Reagan ad oggi, tra coloro che continuano a vivere in un certo benessere e la parte povera della società. Segmento quest’ultimo incrementato all’inizio del 2020 dall’esercito dei 40 nuovi milioni di americani che nell’arco di tre mesi hanno perso il loro posto di lavoro. Una crisi a spirale che, se non contrastata al più presto in via primaria, potrebbe certamente “intensificarsi nei prossimi mesi, con l’opzione realistica di poter sfociare in una nuova guerra civile Americana, del terzo millennio”.

Una roba che potrà certamente influenzare le dinamiche delle prossime elezioni presidenziali di Novembre, ma che è nata e lieviterà indipendentemente da esse. Negli States il virus del liberismo e, conseguentemente, della corruzione e delle privatizzazioni – perseguite indifferentemente da democratici, repubblicani e trumpiani – spinge verso l’implosione sociale ed economica degli USA. Ineluttabilmente. Con buona pace anche per i deliranti disegni di onnipotenza di Bill Gates e dei suoi amici della BIG PHARMA. Tutti intransigente seguaci della “religione del Dolllaro”, che considerano un valore morale : al di sopra di tutto e di tutti.

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