Con il Reddito di Cittadinanza i giovani e i poveri che “non lavorano” rischieranno di prendere un mensile pari, o di poco superiore, a quello di molti che “lavorano” messi in regola con salari non da lavoratori. L’indignazione dei moralisti in TV : perbacco di sto passo si abituano male i giovani che potranno rifiutare salari mensili da 450 a 830 euro !!!

Uno spettacolo impareggiabile, quello dei poveri che picchiano i poveri. Una battaglia deprimente, che ognuno può vedere come vuole attraverso le sue lenti: un effetto del darwinismo sociale quotidiano; oppure un’abile strategia per dividere i poveracci tra buoni (quelli che lavorano e sono poveri) e cattivi (quelli che non lavorano e prenderanno il reddito di cittadinanza, restando peraltro poveri).

Il nodo della questione l’hanno sollevato in TV parecchi opinionisti (nessun di loro povero) della “tribù dei senza vergogna”: se diamo 780 euro ai poveri disoccupati senza casa, chi vorrà andare a lavorare per 800 euro? Lo hanno chiesto in rapida successione il presidente dell’Inps Boeri e Pierangelo Albini di Confindustria (auditi in Commissione Lavoro) e l’immancabile Carlo Calenda (cuoricinato via twitter). Siccome è tradizione tirare in ballo i morti che non possono mandarti a quel paese, Calenda si è addirittura nascosto dietro un grande leader del passato: “Berlinguer sarebbe inorridito davanti a un sussidio superiore a un reddito da lavoro”.

(Qui vorrei aprire una parentesi. Se dovessimo chiederci davanti a quali cose degli ultimi trent’anni sarebbe inorridito Berlinguer, la lista comincia qui e finisce a Pasqua Quindi, lasciamo perdere, ma temo che anche Calenda sarebbe nell’elenco. Ma, vabbé, torniamo al punto).

Dunque si accetta e certifica da parte, anche, di un aspirante leader del centrosinistra (Ve lo immaginate !?) che in Italia 700-800 euro possano considerarsi un “reddito da lavoro dipendente”, cioè il corrispettivo in denaro che possa consentire ad una persona (come previsto dalla Costituzione) di vivere decentemente la sua vita. Il presidente dell’Inps mette anche le virgole: lo stipendio medio di un under trenta italiano è 830 euro e (avvertenza, dato strabiliante) al Sud il 45 per cento dei lavoratori privati ha redditi inferiori a quello di cittadinanza al suo massimo (cioè  lavorando guadagnano meno di 780 euro). Questi i dati, più o meno.

Ora, seguendo i ragionamenti di Calenda, potremmo chiederci cosa farebbe più inorridire Berlinguer, se lo scandalo di dare un sostegno ai più poveri o il fatto che in Italia vivano milioni di lavoratori galleggianti sulla soglia dell’indigenza. Magari, che so, Berlinguer si chiederebbe come mai siamo tra i pochissimi paesi a non avere un salario minimo fissato per legge. Oppure si chiederebbe perché i salari italiani sono tra gli ultimi in Europa ? O perché il loro potere d’acquisto è sceso all’inverosimile !? O come mai si è potuto permettere “al mercato” di spezzettare, cottimizzare, precarizzare in queste entità il lavoro dipendente, svalutandolo per pagarlo sempre meno ? Si pensi al jobs-act che oggi permette, legalmente, di demansionare un dipendente, rendendolo ricattabile, per esempio.

Insomma, seguendo il chiacchiericcio di Calenda su twitter e le analisi economiche di Boeri, lo scandalo dovrebbe essere quello dei salari da fame di chi lavora, non quello di darne uno a chi non ce l’ha.

Ed ecco la guerra dei poveri, le truppe calendate affollano i social: mia figlia guadagna 720! E ne danno 780 a chi non fa niente! Mio cugino si fa un culo così per 800 e potrebbe stare sul divano a prenderne 780! Un rosario, una giaculatoria, di chi, povero che lavora, vede aiutare i poveri senza lavoro.

E così, con mossa perfetta, la famosa “invidia sociale” (come i liberisti chiamano l’odierno “status” della “lotta di classe”) si ferma ai piani bassi della scala sociale. Che se la vedano tra loro, quelli che vivono al seminterrato con quelli a piano terra. Tanto nell’attico c’è sempre chi continua a stappare champagne.

Dopotutto è la plastica conseguenza della filosofia corrente dell’accontentarsi sempre e comunque: meglio un lavoro di merda che non avere nessun lavoro. Tra non avere niente e piuttosto avere qualcosa. Meglio piuttosto; eccetera eccetera.

Resta, se può servire, il pesante odore del paradosso: per poter attaccare il reddito di cittadinanza, e dire, è troppo alto, si prendono ad esempio i salari che le leggi odierne consentono, e si scopre (non che non si sapesse) che sono troppo bassi. Indecentemente bassiEd è lì, con questa “politica dei redditi” di marca neoliberista, che le imprese hanno trovato il modo di recuperare gran parte dei danni della crisi, e con l’occasione ne hanno approfittato per arrotondare ulteriormente i propri guadagni sulle spalle dei poveri lavoratori dipendenti. Perbacco, direbbero i nostri opinionisti TV !!

Un pensiero riguardo “Con il Reddito di Cittadinanza i giovani e i poveri che “non lavorano” rischieranno di prendere un mensile pari, o di poco superiore, a quello di molti che “lavorano” messi in regola con salari non da lavoratori. L’indignazione dei moralisti in TV : perbacco di sto passo si abituano male i giovani che potranno rifiutare salari mensili da 450 a 830 euro !!!

  • Febbraio 27, 2019 in 1:02 pm
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    Il termometro x valutare una azione del governo oramai me lo fornisce il vecchio apparato, se si straccia le vesti io valuto l’azione positiva.

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