Nell’Italia “bancocentrica” (dal 1993 in poi) si è detto addio anche allo studio della Geografia. Così va avanti lo svuotamento della Scuola italiana “dell’obbligo” e “superiore”. La premessa per disarmare intellettualmente gli italiani e farne politicamente (da Berlusconi a Monti a Renzi) carne da porco

Ci si chiede come sia stato possibile che l’Italia sia sprofondata in un regime oligarchico così socialmente ingiusto e demenziale, che semina angosce, come quello d’oggi ? Lo ha reso possibile lo svuotamento dei programmi scolastici di apprendimento e la modifica dei sistemi d’istruzione. Producendo un ciclo di 25 anni di ignoranza paurosa che il potere finanziario dal 1990 in poi ha coltivato quotidianamente con dedizione ed impegno. Promuovendo una serie di “riforme della Scuola” (fasulle), una dietro l’altra. Tutte, a finalità liberista di conio berlusconiano e sino a quella coerentemente renziano. Finalizzate a sfornare diplomati scarsi e giovani confusi; svalutando il rating culturale delle lauree italiane. Cioè, creare una platea di cittadini disarmati intellettualmente. Funzionali, quindi, a ciò che è diventata la scuola negli ultimi 30 anni : un modello , un bene comune dove però non si trasmette più né cultura né passione per la conoscenza. Soprattutto, che insegni molto  parole in meno. Perché se un cittadino possiede meno parole capisce meno della realtà e dei suo diritti. Quanto basta per rendere rassegnate le persone, spingendole a sopravvivere al servizio del sistema bancocentrico liberista. Così, la scuola deve avere sempre di più le stimmate di un enorme corso di formazione professionale. Un luogo, senz’anima, dove si insegnano solo “tecniche” ,  offrendo logiche di ragionamento ripetitive,  senza lasciare spazio a programmi e metodi finalizzati  a stimolare ed a costruire capacità di conoscenza critica. In tal modo la scuola italiana sforna ragazzi/allievi privi delle indispensabili e tradizionali conoscenze di base. Così da poter accettare come normalità obbligata la logica di una vita futura improntata ad un destino costante di precariato nel lavoro .

Non a caso, abbiamo assistito negli anni a subdole campagne televisive sul latino ed il greco presentate come lingue morte (inutili) e soprattutto che non servono alla produzione (!?)ed al profitto economico. Non a caso, si discute di trasformare l’educazione Civica – l’indispensabile studio della Costituzione e dei suoi diritti – nella moderna materia “dell’educazione finanziaria” per formare i giovani (non al risparmio) ma all’investimento finanziario (ma perché deve essere obbligatorio investire e per di più a rischio ?).

Non è necessario essere per forza genitori, per accorgersi che i ragazzi d’oggi sanno molto meno dei coetanei di 40-50 anni fa. Sanno molto meno di storia, di geografia, di economia (però sono capaci di parlare ad minchiam di strumenti finanziari d’investimento !?), di cultura politica , di storia della musica , etc. Ci sono sempre di più quote significative di laureati con 110 e lode, ma in conflitto permanente con la grammatica e il congiuntivo.

La maggioranza statistica degli under 40 non conosce le leggi italiane, cioè della nazione in cui vivono. Scrive e parla male l’italiano. Legge con difficoltà e un qualche fastidio. E’ dotata di un vocabolario molto ridotto. Comprende a spanne, e non è sempre capace di riassumere correttamente un argomento di cui ha  parlato con una terza persona poco prima, ma per più di due minuti.

E’ il risultato di una umanità massacrata da trent’anni di modello intellettuale di base non più originato, in ogni caso, nella propria famiglia, ma nei format televisivi berlusconiani  (adottati pure dalla RAI pubblica) e integrato nella loro relativa e connessa comunicazione pubblicitaria.

Dov’è Rimini ? In Liguria o vicino alla Toscana , rispondono i ragazzi intervistati all’uscita da una scuola superiore. Si salva solo Bologna, per via dei tortellini. Una volta, i luoghi comuni , ci raccontavano che si mangiava bene in Toscana (specificando Firenze o Siena) e si poteva andare al mare (“nazional popolare”) a Rimini in Romagna. C’era una conoscenza delle città del Nord-italia, delle differenze che esistono tra Piemonte, Lombardia e Veneto. Oggi il nord Italia è solo Milano, e l’unico mare noto e agognato ai più è quello “dorato” della costa Smeralda in Sardegna , grazie a Berlusconi e alle comitive VIP televisive di “Amici “ (Maria De Filippi) e il “Grande Fratello”.

Chi pensi che si tratti di casi isolati, provi a fare qualche domanda ai propri figli, e magari ai loro amici. Lasciando da parte l’Europa e gli altri continenti, si possono sperimentare il grado di conoscenze sull’Italia. Per carità, nessun paese, noto per monumenti, oppure per essere stato teatro di qualche avvenimento storico. Al bando anche i laghi e gran parte dei corsi d’acqua. Il risultato sarà comunque imbarazzante, anche se si chiede di una grande città che non siano Roma Milano o Torino. Non si conoscono , per esempio, i nomi dei capoluoghi delle Regioni.

Il fatto è che la geografia è uscita da tempo dalla scuola. Sia da quella primaria, che da quella secondaria.

E’ un dato di fatto che la Scuola Pubblica italiana che aveva sconfitto l’analfabetismo, fornisce nozioni molto inferiori ad una volta. Un anziano con la terza elementare d’antan , in termini di cultura generale, sa più cose di uno studente che esce dalla scuola media superiore di oggi. Qualcosa dovrà pure significare ?

La realtà , è che è saltata quella griglia di nozioni di base , figlia della cultura generale (non basata su opinioni) sulle quali appoggiare ogni nuova informazioni si aggiunga, che altrimenti rischia di restare una acquisizione vaga e priva di senso. Semmai, l’apparenta abbondanza di informazioni che ci offrono i motori di ricerca sul Web porta alla banale facilità di accettazione (“C’è scritto in Wikipedia!“) ed al rifiuto dell’approfondimento critico, come del confronto tra fonti diverse. Del resto è un dato scientifico ed empirico che la lettura di un testo scritto obbliga alla riflessione ed all’elaborazione critica, mentre l’uso di internet e l’ascolto della televisione porta ad una sorta di ipnosi che non aiuta la capacità di esercizio del pensiero critico.

Il fatto è che ci stanno convincendo che ormai viviamo a 20 cm da un nostro strumento che sa tutto : lo smartphone, con il possibile accesso ai potenti suoi motori di ricerca. Che serve, è il messaggio neanche tanto subliminale, studiare, imparare e memorizzare ? Talvolta non ricordiamo più neanche il numero del ns telefono. Addirittura si sta pubblicizzando la commercializzazione di un collaboratore casalingo che sa tutto e tipuò aiutare a far tutto come “Alexa “(Amazon). Una follia.

Intanto quanta geografia si studia a scuola ? Mentre alle superiori, va anche peggio dopo i tagli della riforma Gelmini. Nei professionali le ore saranno due a settimana. Mentre, nei tecnici industriali e nautici si studia geografia per una sola ora sola a settimana e per un solo anno nel biennio. Solo nei tecnici commerciali e del turismo si arriva a tre ore.

La geografia da anni è diventata una materia alla quale, troppo spesso, si dedica poco tempo e una considerazione irrisoria. Non sono i maestri e i professori a relegarla in un angolo. Non sono i docenti a compiere l’omicidio. Loro sono soltanto i terminali di un sistema che tende ad escludere la geografia. Loro sono gli esecutori materiali di un disegno criminale. A farne nella sostanza una materia marginale sono prima di tutto i programmi ministeriali.

A completare l’opera, ci pensano poi sempre più frequentemente i libri di testo. Inadeguati al compito che dovrebbero svolgere. Semplificati oltre misura nei testi e ridotti al di là del lecito nelle informazioni fornite. Non di rado, con l’aggiunta di imprecisioni e qualche errore, qua e là. Potrebbe bastare, ma c’è dell’altro. Ci sono gli istituti scolastici, insomma le scuole. Con le loro dotazioni di carte geografiche. Il più delle volte ridotte nel numero e scadenti in quanto alla conservazione. Carte un po’ strappate, un po’ rovinate. Se c’è quella dell’Italia politica, quasi mai c’è quella “fisica”. L’Europa di tanto in tanto risalta in qualche aula.

Con queste premesse perché stupirsi che i ragazzi conoscano sempre meno la geografia? Perché mai indignarsi che le conoscenze in materia abbiano raggiunti livelli di guardia? La geografia è uno degli imprescindibili elementi di base del formarsi della cosiddetta “cultura generale”. Che non sarà importantissima nell’espletamento della vita quotidiana, ma che serve a strutturare la personalità di un individuo ed a renderlo meno condizionabile  dalle bugie, dalle manipolazioni e dalle suggestioni che i media spandono quotidianamente.

Vorremmo che il Governo ci ascoltasse, la geografia ti dà gli occhi per leggere e interpretare il mondo, serve a capire le relazioni che ci sono tra problemi come i cambiamenti climatici e le migrazioni”, sostiene Riccardo Canesi, insegnante e voce del coordinamento “Sos geografia”. Ci sarà una ragione per cui il potere finanziario al governo permanente dell’Italia dal 1990 in poi odia la geografia : con le sue nozioni di confini, di storia , di popoli ed etnia, di usi e costumi, di economia politica, di produzioni, di specificità peculiari, di storia e di storie ?

Così per il quinto anno consecutivo SOS Geografia e l’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, hanno organizzano, i Campionati italiani e interregionali della Geografia, riservati agli studenti sino alle superiori. I giochi, organizzati a squadre, hanno riguardato prove al computer, ricerca delle coordinate geografiche, riconoscimento di alcune località attraverso fotografie di luoghi e personaggi, domande a risposta multipla e puzzle. Un’occasione per celebrare la geografia e rilanciare il problema.  La circostanza che il ministro leghista dell’Istruzione Bussetti, nonostante i reiterati inviti degli organizzatori, non abbia neppure inviato un semplice e formale saluto ai ragazzi che hanno partecipato ai campionati, non è un segnale di grande auspicio.

L’Italia che ha contribuito in maniera fondamentale alla conoscenza della geografia, ma anche della strumentazione tecnica necessaria per scoperte e definizioni, sembra aver deciso di voler fare a meno della geografia. Deliberatamente. Contro la sua Storia e le esigenze del suo futuro.

La geografia è destino. In un mondo che, ci piaccia o meno, è sempre più interdipendente, lo studio della geografia dovrebbe essere obbligatorio e fatto validamente nelle scuole di tutti gli ordini e gradi, Università compresa. Non farlo è criminale nei confronti dei figli, di coloro che  in questo piccolo mondo ci dovranno  vivere e lavorare nei prossimi 50 anni.

 

 

 

 

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